Descrizione
La sezione archivi del Centro documentazione di Modena si arricchisce di un ulteriore fondo archivistico che va ad aggiungersi ai 51 già conservati e a disposizione dell’utenza per la consultazione (16 di associazioni e movimenti femminili e 35 di singole donne che hanno partecipato alla vita pubblica, come partigiane, amministratrici, parlamentari, attiviste e militanti). E’ l’archivio di Baldazzi Vanda, nata a Soliera nel 1928. Costituito prevalentemente da fotografie pubbliche e private (circa 800), diplomi e attestati di riconoscimento dell’attività partigiana, corrispondenza, appunti, aforismi e rime manoscritte. “Gli eredi con questa donazione al Centro documentazione donna hanno inteso valorizzare la memoria di Vanda Baldazzi, ribadendo quello che già avevano espresso con l’epigrafe posta sulla sua tomba: “Vanda Baldazzi, staffetta partigiana, donna libera” - sottolinea la presidente Antonietta Vastola - erede della lotta collettiva delle partigiane per la Libertà del Paese e per i diritti di cittadinanza delle italiane”. Figlia di agricoltori, Vanda vive con la famiglia nella borgata della "Cagnola" di Soliera da dove a soli 16 anni, inizia a compiere le prime azioni come staffetta partigiana unendosi al Gruppo Brigate "Aristide" di Limidi. Successivamente, entra nella Brigata “Ivano” nella zona di Modena come partigiana combattente col nome di battaglia “Oriella”. Tutta la famiglia è impegnata nella Resistenza, la sorella Dolores e il fratello Antenore trucidato dai nazifascisti a Novi, insieme ad altri giovani partigiani, mentre venivano trasportati al campo di smistamento di Fossoli. Finita la guerra, Vanda Baldazzi, è funzionaria della federazione del PCI a Bologna e dopo la campagna elettorale del 1948, si trasferisce a Londra dove acquisisce nel 1962 il diploma di lingua inglese ed inizia la sua professione di accompagnatrice turistica, interprete ed hostess per l’Alitalia. Amante della musica, della lettura, dell’arte, della fotografia è costantemente mobilitata per la pace e saldamente schierata dalla parte della giustizia sociale. Gli ultimi anni della sua vita li trascorre lavorando per l’Unipol a Bologna, dove muore nell’aprile 2023.
